Biodesigner, gli scienziati artisti che progettano un futuro sostenibile

Biodesigner MOGU Maurizio Montalti

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di sostenibilità e di come salvaguardare l’ambiente attraverso uno stile di vita attento. I biodesigner partono da questa esigenza e si spingono oltre, con l’obiettivo di cambiare il modo in cui le cose vengono progettate e create. Dai materiali per l’edilizia ai mobili, dai tessuti ai complementi d’arredo: il biodesign unisce sistemi viventi e design, per risultati mai visti prima.

No, non stiamo parlando di fantascienza: si tratta di una disciplina reale, con le radici ben piantate nel presente e lo sguardo rivolto verso il futuro. Scopriamo meglio di cosa si tratta nel concreto e quali sono i progetti più interessanti che i biodesigner di tutto il mondo stanno portando avanti.

Biodesigner stampante 3D

Biodesign: definizione di una disciplina amica dell’ambiente

Come il termine stesso suggerisce, il biodesign è in sostanza un’unione fra la biologia e il design inteso in senso lato. Non solo quello legato all’architettura o alla progettazione di arredamenti, ma anche al mondo della moda e all’arte in generale.

Gli studi dei biodesigner partono dal principio che la natura è il costruttore perfetto e che, per rispettarla, dobbiamo prendere esempio da lei. Leonardo da Vinci l’aveva già intuito a modo suo, come dimostrano – ad esempio – gli studi approfonditi sugli uccelli portati avanti per progettare la prima macchina volante.

Centinaia di anni sono passati da allora, e l’evoluzione scientifica e tecnologica ci consente oggi di fare cose che un tempo sembravano impensabili. Come, appunto, integrare materiali organici e sistemi viventi nella realizzazione di oggetti, mobili e persino edifici. Lo scopo? Ridurre l’uso di plastica e altre sostanze difficili da smaltire e che, per essere prodotte, richiedono un enorme dispendio energetico.

I biodesigner arrivano fino alla manipolazione genetica degli organismi di partenza, soprattutto quando lavorano in ambito cosmetico o alimentare. Per questo motivo, del movimento – a cui negli ultimi tempi vengono dedicati corsi di laurea e competizioni internazionali – fanno parte biologi e scienziati, artisti e architetti, designer e ingegneri… ma anche filosofi e avvocati, che si occupano dei risvolti etici della cosiddetta biologia sintetica.

Ma quali sono nello specifico le novità che bollono in pentola?

I progetti più incredibili dei biodesigner, in Italia e nel mondo

Come detto poco fa, gli ambiti di applicazione del biodesign sono i più disparati. Ovunque si possa mettere in pratica questa integrazione fra sistemi viventi e non, lì si apre un possibile campo d’azione per i ricercatori di questa disciplina.

Abbiamo pensato di selezionare alcuni tra i progetti più stupefacenti, per farti toccare con mano come l’evoluzione tecnologica può davvero rivoluzionare in positivo le case del futuro e il nostro impatto sul pianeta.

RiceHouse biodesign per edilizia

Tiziana Monterisi, la biodesigner che costruisce con gli scarti del riso

Partiamo dall’Italia, con la biodesigner Tiziana Monterisi e la sua Rice House. Con lei l’architettura diventa sostenibile grazie all’uso di scarti della produzione del riso (lolla, pula e paglia) combinati ad altri materiali naturali come argilla, sabbia e leganti.

I suoi prodotti spaziano dalla malta all’intonaco, passando per pitture e pannelli isolanti. Tutto si basa sull’economia circolare, con lo scopo di produrre meno rifiuti possibile e di ridare vita alla casa inglobando al suo interno organismi viventi.

MOGU di Maurizio Montalti: il biodesign a base di funghi

A proposito di organismi viventi e processo circolare, anche MOGU – fondata dall’italiano Maurizio Montalti – porta avanti la stessa filosofia. In questo caso i prodotti – dai pannelli per isolamento acustico ai pavimenti in resina biologica – sono ricavati dalla lavorazione dei rifiuti e del micelio dei funghi.

Questa parte organica filamentosa viene trattata in maniera tale da generare un materiale molto simile alla plastica ma completamente sostenibile. Resistente, flessibile e leggero, risulta anche biodegradabile e viene proposto in forme creative e colori che ricordano la natura: un perfetto esempio di biodesign.

Biodesigner MOGU pavimento

Bone Chair, la sedia che fonde biodesign e bioingegneria

Quando la biologia si combina con l’ingegneria e l’arte, il risultato è qualcosa come la Bone Chair dell’olandese Joris Laarman. Il punto di partenza di questo progetto è stato lo studio del processo generativo delle ossa che, mano a mano che si sviluppano, diventano più grosse nei punti che richiedono maggiore resistenza e più sottili altrove. Ciò che questo biodesigner ha fatto è stato creare un software che seguisse lo stesso principio.

Così è nata questa sedia in alluminio stampata in 3D, la cui struttura portante è ottimizzata in modo da usare la minor quantità possibile di materiale. Proprio come accade per le ossa degli animali e dell’uomo.

Living Things: mobili vivi che sfruttano la fotosintesi

Ethan Frier è invece un biodesigner americano che, in collaborazione con l’architetto Jacob Douenias, ha realizzato l’installazione artistica Living Things. I due hanno creato lampade e soluzioni d’arredo che contengono spirulina – un’alga dalle numerose proprietà nutritive – e che, attraverso la fotosintesi, rigenerano continuamente nuova biomassa. Questa a sua volta può essere utilizzata come sostentamento, carburante o fertilizzante. I mobili del futuro ci serviranno anche per produrre cibo? Può darsi, a quanto pare.

Installazione Living Things biodesign

Biobabes: i batteri alleati dell’edilizia del futuro

Biobabes è un collettivo internazionale di biodesigner tutto al femminile, che lavora in diversi campi legati ai materiali tessili e per l’edilizia. Uno dei loro progetti di ricerca, denominato Thinking Soils, si basa sulla modificazione genetica di alcuni batteri presenti nel suolo. Questi, in risposta a variazioni di pressione dall’esterno, attivano dei processi di mineralizzazione del terreno rendendolo più resistente. Il risvolto pratico si traduce nella possibilità di costruire fondamenta ed edifici anche su terreni instabili.

La carrellata appena conclusa dimostra che la ricerca scientifica applicata può veramente stravolgere la nostra vita. In questo caso in positivo, dato che il biodesign si occupa proprio di trovare soluzioni sostenibili e migliorative sia per noi che per l’ambiente. Gli specialisti sostengono che già dal 2040 vedremo diffondersi l’uso di questi biomateriali in campo edile e architettonico. Magari – chissà – la tua prossima casa avrà un tetto capace di assorbire l’inquinamento dell’aria o sarà in grado di mantenere una temperatura interna ideale in autonomia.

Noi di Iori Arredamenti seguiamo queste evoluzioni con curiosità e interesse, sempre pronti a cogliere spunti per arredare le abitazioni dei nostri clienti con le più recenti novità di design. Vieni a farci visita per rendere unica la tua casa!